“Eccezziuuunale veramente” fu lo slogan che, a partire dagli anni ’80 (è del 1982 l’omonimo film di Carlo Vanzina), marchiò a fuoco l’attore milanese Diego Abatantuono relegandolo, per più di una decade, al ruolo di “terrunciello”, ultras milanista, tutto casa, stadio e zero voglia di lavorare.

Per quanto un personaggio possa diventare cult di un’epoca dove il film comico-demenziale la faceva da padrone, con il passare del tempo la gabbia d’oro che lo aveva accolto si era trasformata in una prigione dalla quale risultava difficile evadere. Abatantuono stava rischiando di rimanere vittima del personaggio che lo consacrò attore comico. Ma  non smise mai di lavorare sodo per togliersi di dosso quei panni troppo stretti.

Salvatores fu il suo Pigmalione e lo volle nel cast di “Marrakech Express” e di “Turnè” agli inizi degli anni ’90. Ma fu “Mediterraneo” il film che permise finalmente ad Abatantuono di mostrare al vasto pubblico delle sale cinematografiche il suo talento in un mix di drammaticità ed ironia, a tratti amara, che portò il film a vincere l’Oscar nel 1992 come migliore prodotto straniero.

Trama

Il Sergente Lorusso è il personaggio di spicco del manipolo di eroi che, durante la seconda guerra mondiale, sbarca nel 1941 su di un’isola dell’Egeo per costituirne un presidio italiano e che viene, poi, abbandonato da una Patria che, sconfitta, si lecca le ferite e dimentica i suoi figli.

Ma l’uomo, si sa, non si dà mai per vinto e dopo un iniziale periodo di smarrimento, il gruppetto sveste i panni militari e comincia ad integrarsi con la popolazione greca dell’isola imparando che, in realtà, non c’è molta differenza col nemico. “Italiani-greci una faccia, una razza” è una celebre frase del film detta da un pope greco che và oltre la divisa e vede bontà d’animo negli occhi dei ragazzi, bontà e un po’ di ingenuità (lo capirà di lì a poco anche un mercante turco che, dopo averli fatti “ubriacare” di oppio, li trufferà).

La vita nell’isola procede tra ilarità e scene drammatiche in un amalgama di sapori che rapiscono lo spettatore.

Leggendarie alcune scene

  • L’incontro con la popolazione dell’isola fatta di anziani, donne e bambini che prende il via con lo scostarsi di un lenzuolo steso al sole il quale segna il passaggio da una dimensione di silenzio e solitudine ad una di rumori, risa e gioia di vivere
  • La conoscenza della bella Vassilissa, la puta del paese, che non si offende se viene definita così perché è proprio questo il suo mestiere, tramandato da generazioni, l’unico modo di vivere che abbia mai conosciuto
  • L’esclusiva fedeltà e riverenza di un soldato  per il suo Sergente in un periodo in cui l’omosessualità era considerata malattia e la virilità e il machismo esibite per paura di essere considerati diversi
  • La partita di calcio sulla spiaggia comprensiva di fallo, litigi, spintoni e rigore…mai tirato
  • L’incontro con il Tenente Carmelo la Rosa, venuto dal cielo per un’avaria, che li ragguaglia sul fatto che gli scenari di guerra nei 3 anni di permanenza sull’isola sono cambiati. Ora i cattivi sono i buoni e viceversa.
  • Quelle dell’amore per un’asina, unica compagnia di vita, per una chiesa da ristrutturare, per la poesia, per una patria di giorno pensata e di notte sognata, per una donna lasciata in patria o per un nuovo amore con il quale condividere la vita

Una nuova vita, un Paese da cambiare, da “Rifare da zero” dice il Sergente Lorusso al soldato Antonio Farina, nascosto in un barile di olive, che diventa disertore per amore.

Un Paese amato che con il tempo delude ancora.

Chiude il film una scena ricca di simbolismo. Per combattere la delusione l’unica cura è il ritorno a quanto era stato abbandonato, un posto dove la frustrazione cede il passo ad una rivincita personale “Non ci hanno lasciato cambiare niente ma almeno non sarò loro complice” dice Lorusso. Segue una risata amara ma vera, come vera è la vita e l’amicizia di tre militari che dopo anni si ritrovano laddove tutto era iniziato. Un processo circolare dove principio e fine spesso coincidono.

Mediterraneo, un film che salvò Diego Abatantuono dal trash e donò al pubblico italiano uno dei capolavori cinematografici di tutti i tempi.

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