Tutti abbiamo delle passioni: comuni, di nicchia, originali a volte decisamente stravaganti. Ci piace andare in bicicletta, nuotare o fare yoga, ci piace cucinare i piatti di Masterchef, fotografare fiori e piante, sciare lungo pendii e riprendere il percorso con la GoPro montata sul caschetto o, addirittura, creare outfit di moda per cani e gatti. Siamo un popolo di creativi e fantasiosi, non c’è che dire.
E ci piace ancor di più mostrare agli altri ciò che abbiamo fatto condividendo foto e video sui social network.
Ma che succede se vogliamo anche raccontare tutto questo in parole? Beh, apriamo un Blog.

Blog-panic
Certo, più facile a dirsi che a farsi. Per quanto bene possiamo conoscere le nostre passioni e siamo in grado di raccontarle con entusiasmo ai nostri amici in birreria, possiamo incontrare non poche difficoltà quando dobbiamo mettere tutto nero su bianco.
E se non riusciamo a superare il blocco dello scrittore, la fobia del foglio bianco, il terrore del “cosa scrivo”, il blog, da splendida vetrina delle nostre avventure, si trasforma in polverosa soffitta di tentativi andati vani e poi abbandonati con correlata frustrazione e disistima (sono uno sfigato).
Ecco! Sono qui perché questo non accada e perché la vostra passione prenda corpo e carattere e scorra sul foglio bianco come poesia. Un po’ melodrammatica, lo ammetto ma vi assicuro, funziona.

3 Consigli per farcela

1. Disubbidite alle vostre paure: Lo psichiatra e psicoterapeuta Christophe Andrè in un suo libro ( “Chi ha paura della paura?” Ed. TEA) per spiegare l’eccessiva tolleranza che abbiamo rispetto alle nostre paure usa la metafora dell’ <ospite indesiderato>. Immaginiamo che qualcuno si piazzi in casa nostra senza permesso, dorma nel nostro letto, usi il nostro spazzolino da denti, saccheggi il frigo senza spendere un euro per riempirlo e prenda i nostri averi come fossero i suoi…fidanzati compresi. Se noi, ad un certo punto, esasperati, non lo scacciamo, che interesse avrà lui di andarsene? Con le paure funziona proprio così, dai un dito e si prendono tutto il braccio. La paura che ci obbliga a fare evitamenti (a non fare le cose che vogliamo) ci attanaglia a tal punto da farceli vivere come scelte di vita. Immaginiamo di essere appassionati di cibo fatto in casa e ci stiamo, ultimamente, cimentando nell’uso del lievito madre per fare cibi dolci e salati. Siamo tanto appassionati da volerlo scrivere in un diario sul web ma, di fronte al terrore del foglio bianco ci diciamo: “Non scrivo perché tanto, a chi vuoi che interessi il modo per fare il pane con il lievito madre?” e non diciamo, invece: “Ho paura di non scrivere in maniera chiara, comprensibile e di essere preso in giro dagli amici o addirittura dagli sconosciuti che capiteranno sul mio blog”. E’ quindi importante dissociarci dalla paura e capire che i nostri interessi sono diversi dai suoi. Il pane è venuto benissimo, non è così difficile farlo, basta seguire poche regole. Avete voglia di raccontarle? E raccontatele! Paura 0 – voi 1, palla al centro.
2. Cercate di capire cosa veramente vi fa paura: Un altro grande maestro della psicoterapia americana, Albert Ellis (“Reason and Emotion in Psychotherapy” New York, Birch Lane Press) definiva i disturbi fobici come <comportamenti stupidi messi in atto da persone intelligenti>. Questo perché chi ha paura tende a cogliere dal mondo esterno solo le informazioni che confermano le paure. Chi ha timore di scrivere come fare il pane con il lievito madre sul suo blog ricorda solo eventi in cui si è cimentato in qualcosa di nuovo (la gara di corsa alle scuole medie, la conquista della collega carina al lavoro, i suoi primi esperimenti culinari, pane compreso) ed ha fallito e non le volte in cui, in altre mille situazioni, il risultato è stato positivo (pane compreso). Molti fobici sociali (persone che temono il giudizio altrui) per esempio si sentono così costantemente osservati e giudicati dagli altri che ignorano il fatto che, in realtà, le persone sono di solito abbastanza indifferenti rispetto ai nostri stati d’animo e non sono così osservatrici come crediamo, anzi decisamente distratte. Pertanto cercare di capire cosa veramente ci fa paura ci permette di affrontarla senza troppi fronzoli od orpelli fantastici che rischiano di trasformare una semplice ricetta del pane in una pericolosissima pozione velenosa che sterminerà chiunque si metterà a prepararla facendoci finire alla gogna per sempre.
3. Confrontatevi con la paura: Se non ci si confronta con la paura non si può progredire. Abbiamo parlato degli evitamenti come di comportamenti che ci allontanano da quello che ci fa paura (scrivere l’articolo del blog) ma che ci allontanano, anche, da quello che ci piace (sempre scrivere l’articolo del blog). Per evitare che questi comportamenti cronicizzino la nostra paura e ci mettano ko dobbiamo buttarci nell’arena. Nel romanzo di Andrè Gide “I falsari” (edito in Italia da Feltrinelli) si legge “L’esperienza insegna con maggior sicurezza del consiglio”. Scrivere il nostro articolo ci aiuterà a smascherare le false paure che l’hanno circondato da quando era soltanto un’idea nella nostra testa. Se non ce la sentiamo di affrontare il foglio bianco allora usiamo il registratore del nostro smartphone, usciamo all’aria aperta e mentre passeggiamo e ammiriamo il paesaggio o facciamo slalom nel traffico cittadino raccontiamo al telefono, come se parlassimo ad un nostro amico, la ricetta del nostro fantastico pane. A casa, trascrivere quanto abbiamo detto, sarà più facile, sporcherà il “maledetto” foglio bianco e rileggendo e lasciando riposare, rileggendo e lasciando riposare, rileggendo e lasciando riposare, in capo a due giorni avremo il nostro primo articolo del blog. San Giorgio ha sconfitto il drago!
Ora che vi siete presi cura di voi stessi e siete faccia a faccia con le vostre paure buttatevi nella mischia. A questo link troverete consigli pratici per iniziare la vostra attività di blogger http://alessandropedrazzoli.com/come-creare-un-blog-e-diventare-blogger/.

Ah, se vi avanza un panino io sono qui eh!

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